I ENSO


Enso è un termine nipponico che significa cerchio e calligraficamente è il simbolo più diffuso in Giappone. Può assumere diversi significati, ma presumibilmente è nell'accezione di "Universo" che lo intende Luigi Turra, celebrato sound artist italiano, qui al suo debutto su Small Voices. La copertina è un'altra chiave per entrare in questo lavoro. Un sasso adagiato sulla sabbia e i cerchi concentrici che si diramano come onde. Probabile che Enso sia la naturale evoluzione (o filiazione) del progetto "alfabeti_linguaggi" installazione condivisa con Gianluca Becuzzi e incentrata sull'intercultura, sulle scritture e sui linguaggi del mondo. E proprio Becuzzi qui siede in cabina di regia per produrre ed esaltare le qualità sonore di un lavoro che si basa proprio sulla trascendenza nel suono. Il suono di uno Shakuhachi che apre l'orizzonte e che è "sottile come la lama di una katana e delicato come un fiore di loto" o ancora i cinguettii di chissà quali uccelli, origliati in chissà quale occasione.
Enso è un lavoro che si allinea con alcune recenti produzioni della Room40, in special modo il doppio antologico dedicato ad Ozu, ma che risente molto anche di certa estetica ECM. Il disegno delle tre lunghe composizioni fa pensare ad uno Stephan Micus ancora più astratto ed isolazionista. La suggestione in questo caso è parente allo scopo che Turra si prefigge. Affrescare una grandiosa idea di Universo con il minor impiego di enfasi. Da leggersi anche come esperienza psico-sensoriale vera e propria. La qualità del suono in questo caso si integra con i riferimenti alla cultura nipponica.
Turra usa lo Shakuhachi e certi accenti di gagaku, immergendoli in un vacuum onirico e ottundente. Un canto trattato sul finire del secondo brano potrebbe sonorizzare qualche terrifico kaidan. Il procedimento non è poi così dissimile da quello usato da Fabio Orsi in Osci. In questo caso come in quello l'idea, gli elementi e i suoni di un luogo (il meridione per Orsi, il Giappone per Turra) concorrono a disegnare un'idea di Universo, che è prima di tutto mentale e poi sonora.
[sentire ascoltare-ITA]


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Sculture sonore: un lavoro molto coinvolgente

«Everybody knows whats going wrong with the world
But I dont even know whats going on in myself.» (Matt Johnson)
Avete presente "Dersu Uzala" di Akira Kurosawa? Quelle foreste, la tundra, i grandi spazi, i lunghi tramonti, il silenzio interrotto solo saltuariamente da suoni antichi. Oppure avete a mente il cinema di Herzog, film come "Aguirre" o "Nosferatu", di nuovo la dilatazione del percepibile e la percezione del non essere, e l'uomo quale piccolo organismo sommerso dalla grandiosità degli elementi che lo circondano. La fatalità, se volete, l'idea che anche le più alte tecnologie nulla potranno contro i sommovimenti della terra e dei mari.
Cosa c'entra tutto ciò con questo disco? In termini concreti nulla. In termini metafisici molto, dal momento che sono proprio tali scenari che "ENSO" mi ha riportato alla memoria, sia per la musica che v'è contenuta sia per una qualità sonora che richiama alla mente situazioni atmosferiche evidentemente non inquinate. Percussioni, flauti, corde, forse una voce, questi in linea di massima gli strumenti ben discernibili, e poi qualche registrazione d'ambiente e la nitidezza delle risonanze in una musica che sarebbe un perfetto accompagnamento per i momenti meditativi delle pratiche sciamanico-animiste.
È incredibile come tutto questo possa stare racchiuso dentro ad un asettico dischetto di plastica, allo stesso modo in cui è incredibile pensare che un universo si possa circoscrivere a quei giardini zen che offrono un sicuro punto di riferimento alle fantasie dell'autore.
Il passo in avanti rispetto al pur ottimo CD-R "Ancient Silence", già recensito su queste pagine, è evidente e la firma di Gianluca Becuzzi in fase produttiva potrebbe svelare dove risiede il nodo riguardo a questo salto qualitativo. In realtà è impossibile a dirsi, anche se l'idea che l'esperienza possa pesare sulla bilancia di lavori simili è un dato di fatto assodato ed è assodato anche che l'ex Limbo di esperienza sulla spalle ne ha ormai a iosa. E comunque, anche se così fosse, nulla viene tolto alle capacità e alla sensibilità musicali del Turra.
Magari qualcuno terrorizzato da tutto ciò che è rilassato dirà che questa è 'gniuegge' (*), ma la 'gniuegge' si caratterizza per il vuoto e la calcolata freddezza che c'è dietro, per l'assenza di qualsiasi elemento emotivo, mentre questa è un opera estremamente motivata, carica di sensibilità e sensualità.
"ENSO" fa parte di quella ristretta cerchia di dischi che al momento preferisco, quelli che non hanno la pretesa di cambiare né il mondo né la storia della musica ma, molto più semplicemente e concretamente, riescono a rendere più piacevole, interessante e sereno lo scorrere inevitabile di quasi un'ora della mia breve vita. Vi pare poco?
Ci scrive Patrizia Oliva che «secondo l'astrologia il 2008 sarà un anno esplosivo!!!», e un top come questo mi sembra davvero di ottimo augurio.
(*) Non ci crederete, ma conosco delle persone autenticamente terrorizzate dallo spettro 'new age', come se quel nome si portasse appresso la peste… se ascoltano dischi dalle atmosfere più rilassate (che oltretutto non vuol dire rilassanti) ecco che mettono avanti le mani nella classica posizione del 'vade retro satana' e esclamano «gniuegge»… può succedere con la musica dei Minamo… può succedere con quella di Luciano Cilio… potrebbe succedere con questo disco di Luigi Turra. Sono dei veri e propri untori.
[sands-zine-ITA]


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Although the cover art for Enso is strikingly similar to recent 12k releases, there the similarity ends. With Enso, Turra has conjured up an organic and contemplative three-track epic, that resonates on subsequent listenings. Infused with Japanese sonic architectures and rigorous reductionist principles, this is a deeply meditative world of gently plucked instruments, and faded atmospherics, peppered with closely focussed tinklings and crystalline shards to add texture. Best appreciated in a solitary environment, these restful pieces will bring calm to an engaged listener. Turra deploys the Japanese instrumentation of Enso with the deft production skills of Kinetix's Gianluca Becuzzi, and there is a warm ambience to the three tracks, entitled , not surprisingly, Enso 01, 02, and 03. Turra fuses a delicate substrata of drifting tones with elegantly plucked and struck instrumentation, that is never overdriven, and devoid of unessentials. There are no grand, overblown statements here, rather a gracefully nuanced set of pieces, a work that is a striking debut for Small Voices
[white_line-UK]


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Questo mese alcuni ascolti in vario modo imparentati al ceppo ambient, musiche funzionali a permeare spazi e influenzare sottilmente il nostro stato mentale.
Partiamo dal vicentino Luigi Turra (www.navenight.com) che dopo vari lavori diffusi in mp3 come esa, pubblica per SmallVoices il cd d'esordio "enso".
Nitidamente prodotto da gianluca Becuzzi, l'album è improntato ad un minimalismo rigoroso ma per nulla asettico: tre tracce che matabolizzano sonorità organiche (fiati, chitarre, percussioni, rumori, voci) con invisibile cosmesi digitale, in uba sospesa e cangiante meditazione Zen sul calligramma simbolo dell'universo, evocando con eleganza stilemi della musica tradizionale giapponese
[rumore-ITA]


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Sound art Zen

Uno dei difetti maggiori (e più detestabili) di chi si muove in ambiti di ricerca, principalmente elettronica, è spesso e volentieri un mal celato sentore di arroganza e overstatement, presenzialismo ad oltanza e insopportabile spocchia da artista con la à maiuscola.
Manco a dirlo, si tratta di un vizio che dall nostre parti è stato sovente elevato, con provincialismo tipico di chi vive alla periferia dell'impero (musical-culturale), all'enesima potenza.
Fa dunque assai piacere imbattersi, di tanti in tanto, nell'eccezione che conferma la regola.
E' il caso di Luigi Turra, giovane autore veneto, classe 1975, che nonostante il corteggiamento di importanti etichette italiane e straniere ha finora preferito diffondere la propria musica esclusivamente in rete e arrivare solo adesso alle prime pubblicazioni ufficiali.
Un' attesa ripagata dalla qualità dei materiali che ci troviamo tra le mani, sia nell'album d'esordio vero e proprio "Enso" che nel mini "Ancient Silence", colonna
sonora dell'omonima audio installazione in esigua tiratura di quaranta copie, che l'ha di poco preceduto.
Una musica in apparenza asciutta e frugale, a suo modo estremamente stilizzata, quasi ideogrammatica, grande senso del design, sospensione e vuoto immagimario, esito di una evidente attitudine zen esplicitata attraverso campionamenti di strumenti tradizionali nipponici, simulazioni di synth digitale, tremolare di chitarre opportunamente scordate ad inseguire i timbri del koto e, a mò di sottotesto, sfrigolii, microeventi, reperti d'ambiente, risonanze e piccole percussioni, tramestii labirintici, laddove anche un microfono immerso in una scatola di comunissimi fiocchi d'avena trae effetti dall'inespicabile fascino acustico.
Ideale accompagnamento alla lettura dell' I Ching, come pure i lavori grafici (Turra è anche valente artista visivo) in bella mostra sull'elegante sito personale www.navenight.com.
Torneremo presto a parlarne, intanto (8) ad entrambi.
[blow up-ITA]


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Se non si chiamasse Luigi Turra e se non sapessi che è italiano, ascoltando il disco avrei pensato che si trattasse di un autore orientale. Per questo disco i primissimi riferimenti mi riportavano alla mente molta musica giapponese o a quella di alcuni autori che, vuoi per origine vuoi per cultura, da essa ha succhiato linfa vitale per alcuni lavori; in particolare parlo di Ikue Mori, Toru Takemitsu e Koji Asano. Propenderei per la soluzione più semplice, almeno per me che scrivo, e quindi posizionerei Turra al centro del triangolo dei miei Bermuda situato in una confluenza fra questi tre "prodi kamikaze" (come li appellava l'eroico Adolfo Celi in Amici Miei). Minimalismo zen del secondo millennio e quindi paratie ultrasottili di carta di riso, da cui l'unica forma a prende corpo sono strumenti più o meno tradizionali suonati a poche note e con una gran disciplina. Un gioco di ombre cinesi (alla faccia dell'Urlo Di Chen che ormai non fa più paura ai nostri futuri padroni) fatto con una pazienza certosina, in un'epoca in cui molti lavorano in addizione, Turra fa parte di quella corrente di musicisti che invece sottrae lasciando venire a galla solo il minimo indispensabile. Quand'anche si colori di field recording o di rumori elettroacustici, il disco rimane rigorosamente sobrio, formale ma per fortuna non impettito tanto da diventare tronfio; questo direi che è ciò che rende patitici molti lavori di questo ambito, per non parlare delle citazioni forzatamente colte di alcuni autori, ma qui sto divagando. Visto che si potrebbe pensare che si tratti di un disco la cui cifra stilistica sia puramente etnica, in realtà è musica più che mai contemporanea e se dovete inserirlo in una rastrelliera del negozio impilatelo fra contemporanea ed elettroacustica (per quanto ce ne sia poca) ed oltretutto credo che molti dei suoni siano campionati. E' importante che ciò che state sentendo sia risuonato o ricollocato grazie all'ausilio di un laptop invece che suonato? E' importante che si tratti di un compositore invece che di uno che magari si è avvicinato al genere grazie ad Aphex Twin o non in un conservatorio? Se ciò che conta realmente è il suono ed il disco suona molto bene. Atmosfere rarefatte, alle volte dense senza essere sature e spettrali, sull'ultimo aggettivo metterei l'enfasi maggiore visto che l'essere spettrale è una delle caratteristiche portanti del lavoro di Turra. Sulla copertina di Enso compare la foto di quello che credo sia un angolo di un giardino zen, un'immagine più che mai appropriata per un disco del genere e quindi per l'ennesima volta tutti a seguire le parole di Lydon/Rotten: "this is what you want, this is what you get".
[sodapop-ITA]



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I ANCIENT.SILENCE


sculture sonore: un buon in(d)izio

Questa dovrebbe essere la prima realizzazione su supporto di Luigi Turra, progettista sonoro di Vicenza, a seguire una serie di mp3 ed installazioni. “Ancient Silence”, in particolare, rappresenta la parte sonora dell'installazione audiovisiva presentata all’ultima edizione di Piombino eXperimenta. Il titolo del CD e quanto ho desunto dagli intendimenti dello stesso Turra - «…un lavoro di ispirazione zen in cui l'ascolto (in cuffia) veniva riempito dai suoni/rumori circostanti secondo un concetto filosofico taoista secondo il quale un recipiente (in questo caso le aree silenziose del pezzo) giustifica il suo incavo proprio per la possibilità di poter essere riempito» - fanno immediatamente pensare a John Cage e Bernhard Günter. Sicuramente si tratta di buoni indizi, anche se logicamente c’è di mezzo qualcosa di diverso e qualcosa di più. Il respiro di fondo del brano, per esempio, è molto prossimo ad un’estetica dark-ambient e riporta alla memoria le brume in espansione tipiche di Thomas Köner. E sopra quel respiro c’è vita e senti qualcosa ‘muoversi’, come gerridi e idrometre sulla superficie di uno stagno o come pietrisco gettato ad increspare quello stesso velo epidermico, attraverso un intreccio intermittente di fruscii, fragori e rintocchi, fin quando le campionature di uno shakuaki non denunciano inequivocabilmente la presenza umana. “Ancient Silence” si distingue sia per quanto riguarda la sua qualità sonora sia per quanto riguarda la sua architettura generale. Si tratta quindi di un ottimo preambolo, bene ha fatto ‘microsuoni’ ad accettarlo in distribuzione, ed è con fiducia e curiosità che attendiamo il suo autore al varco delle prossime realizzazioni.
[sands-zine-ITA]


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Luigi Turra (1975) giovane compositore italiano conferma con "ancient.silence" la sua attitudine elegante e stilizzata nel creare sottili equilibri armonici tra suono e silenzio, tra particolari estetiche "environmental" e riferimenti melodici alla musica classica giapponese.
Concepita come parte sonora dell'omonima audio installazione "ancient.silence" è un ascolto di raffinata astrazione. Un percorso acustico che attraverso sabbia, pietrisco, (micro)crepitii di ghiaccio e neve, coagulati assieme a particelle sottili di vetro digitale e ad armoniche risonanti di wind chimes, cattura l'ascoltatore proiettandolo in una meditativa dimensione di ascolto zen-contemporaneo non lontano da certe produzioni LINE.
Young italian composer Luigi Turra (1975) confirms with "ancient.silence" his refined and stylized attitude to create subtle harmonic equilibrium between sound and silence, within "environmental" aesthetics and melodic references to japanese traditional music.
Composed as the soundtrack to the same name installation, "ancient.silence" is a listening experience of elegant abstraction. An acoustic travel through sand, crushed stone, (micro)cracklings of ice and snow, coalesced with subtle particles of digital glass and resonant harmonics of wind chimes, which captures the listener into a meditative dimension of contemporary-zen experience, not too far from some LINE releases.
[microsuoni-ITA]